giovedì 14 settembre 2017

Ildar Abdrazakov in concerto

R.O.F. 2017
Pesaro, Teatro Rossini

Ildar Abdrazakov 

in concerto

19 agosto 2017

Ascolto entusiasmante

Con questa voce puoi cantar quel che tu vuoi




By Giosetta Guerra

Giovane, bravo, carismatico, un oceano di voce e di simpatia, un vero fenomeno, il basso russo Ildar Abdrazakov, vincitore nel 2000, a soli 24 anni, del concorso Callas e ospite di prestigio nei principali teatri e festival internazionali, è stato protagonista d’alto rango di un meraviglioso concerto al Teatro Rossini di Pesaro, accompagnato dall’Orchestra Filarmonica Gioachino Rossini, diretta dal M° Iván López-Reynoso.
La magnificenza della voce e della tecnica di canto di Ildar ci riporta ai fasti vocali ed interpretativi del grande basso Samuel Ramey. Il programma stesso, con le più note arie dei personaggi verdiani, mozartiani e rossiniani, è quello consacrato da Ramey e da lui portato in molti teatri del mondo.
L’emozione si ripete. 
Le qualità vocali di Ildar Abdrazakov sono infinite e lui riesce ad adattarle al carattere dei diversi personaggi interpretati.
Per l’aria di Attilla “Mentre gonfiarsi l’anima” (da Attila di Verdi) usa con morbidezza una voce enorme, che si piega a bellissime mezze voci, sostiene il suono e si estende sicura in zona acuta.
Inizia a mezza voce, col pianto del violoncello e il lamento dei violini, l’intima disperazione di Filippo II espressa nell’aria “Ella giammai m’amò” (da Don Carlo di Verdi), cantata benissimo; con l’emissione in maschera, sempre sul fiato, il basso gestisce con maestria una voce vastissima e dal volume grandissimo, che arriva all’anima per la morbidezza del canto sfumato e l’impressionante sonorità delle mezze voci.
Fantastico nella scena e cavatina di Silva “Che vegg’io…Infelice!...e tuo credevi” (da Ernani di Verdi), eseguita con piglio eroico e incisività d’accento, sonorità piene, fluidità e naturalezza d’emissione, padronanza e morbidezza del canto. La cavatina è introdotta da una musica smarcettante, quasi da banda.
Nei personaggi mozartiani alle superdoti vocali si aggiungono spavalderia e simpatia, per cui l’aria di Leporello “Madamina! Il catalogo è questo!” viene accolta da un’esplosione del pubblico per un Leporello da manuale e la Canzonetta di Don Giovanni “Deh vieni alla finestra”, accompagnata dal mandolino, è abilmente cantata con suadente mezza voce e a voce piena nel finale. Entrambe da Don Giovanni di Mozart.
In Rossini esce la versatilità del nostro basso, che passa dalla drammaticità di Assur al sarcasmo caricaturale di Don Basilio.
Nella scena e Aria di Assur “Il dì già cade…Deh…ti ferma…ti placa…perdona” da Semiramide, coi toni cupi in orchestra e con spazi per il flauto e per il clarino, Abdrazakov entra in scena disperato. Con voce magnifica usata in modo divino, gravi scuri ampi e sonori, espansioni acute vastissime, fa trasparire la sofferenza di Assur, la duttilità vocale gli permette di affrontare brillantemente la coloratura della cabaletta.
La cavernosità del mezzo vocale, la precisione dei suoni scanditi a mezza voce, alcuni comicizzati, le ampie arcate sostenute, l’incisività d’accento sono i giusti ingredienti per una “Calunnia” d’effetto, suggerita da Don Basilio ne Il barbiere di Siviglia.
E come Mefistofele? (“Le veau d’or” da Faust di Gounod). È un oceano di voce da cui ti fai travolgere con grande piacere.
L’Orchestra Filarmonica Gioachino Rossini, scenicamente originale con le donne vestite di rosso, verde, azzurro, beige e bianco, nelle pagine per sola orchestra presenta una sezione archi leggera nel Preludio di Attila, dove un po’ pesante risulta il tutto orchestrale, che invece si fa delicato nel breve Preludio di Ernani; ben dosate le dinamiche sonore nella Sinfonia di Così fan tutte di Mozart; nella Sinfonia di Semiramide la flessibilità della sezione archi è sostenuta dal suono pieno delle voci scure e dalla voce morbida dei corni. Scintilla il flauto che apre un crescendo con la corsa dei violini e l’incalzare di tutta la compagine orchestrale. Trascinante nel gioco tra piani e forti. Molto partecipe il direttore Iván López-Reynoso.

Un concerto che rimarrà negli annali del R.O.F., oltre che nelle nostre menti.



Programma
Giuseppe Verdi
Attila Preludio
Aria di Attila “Mentre gonfiarsi l’anima”
Don Carlo Aria di Filippo “Ella giammai m’amò”
Ernani Preludio
Scena e cavatina di Silva “Che vegg’io! … Infelice! … e tuo credevi”
Wolfgang Amadeus Mozart
Così fan tutte, Sinfonia
Don Giovanni  Aria di Leporello “Madamina! Il catalogo è questo!”
Canzonetta di Don Giovanni “Deh vieni alla finestra”
Gioachino Rossini
Semiramide Sinfonia
Scena e Aria di Assur “Il dì già cade … Deh… ti ferma… ti placa… perdona”
Bis
Rossini Il barbiere di Siviglia “La calunnia è un venticello”
Gounod Faust Aria di Mefistofele “Le veau d’or”


foto di Leone Facoetti







lunedì 11 settembre 2017

Tenors ROF 2017

R.O.F. 2017

Pesaro – Teatro Rossini

 Tenors in concert 

 Michael Spyres, Sergey Romanovsky, John Irvin 

 con la Filarmonica Gioachino Rossini 

 diretta da David Parry 














17 agosto 2017

By Giosetta Guerra

Essendo inflazionato il titolo “I tre tenori”, il R.O.F. opta per “Tenors”, pur essendo tre i tenori presentati: Michael Spyres, Sergey Romanovsky, John Irvin, che si cimentano in un programma tutto rossiniano.
Michael Spyres, belcantista di spicco, (Premio Tiberini d’oro 2014), è il più noto dei tre ed è amatissimo dalla platea pesarese, che lo ha più volte osannato. La sua bella voce piena e robusta di baritenore rossiniano buca la platea; la sicurezza d’emissione, la perfetta gestione del fiato, l’ampiezza e la rotondità dei suoni, la duttilità vocale e la padronanza della prassi esecutiva rossiniana lo rendono maestro del canto di coloratura; virtuosismi, salti d’ottava, slanci mirabolanti in tessitura acuta e sovracuta, appoggi corposi e sicuri nel registro grave, ma anche soavi mezzevoci nel canto morbido sono affrontati con naturalezza quasi spavalda da questo cantante d’alta classe. Gradevolissimo l’ascolto. E poi è simpatico e il suo sorriso sotto quegli occhi azzurri è contagioso.
Sergey Romanovsky ha le caratteristiche del baritenore, la voce è robusta ed estesa ma nella proiezione del suono si avverte a volte una sorta di vibrato, i suoni sono pieni in tutti i registri.
John Irvin è un tenore contraltino dal sapore antico, chiaro ed esteso, con emissione poco fluida e un certo tremolio nella voce.
Ha accompagnato i cantanti l’Orchestra Filarmonica Gioachino Rossini, non sempre ligia al dettato rossiniano, diretta da David Parry.


Programma
Armida -Sinfonia (orchestra)
Ricciardo e Zoraide Duetto Ricciardo-Agorante “Donala a questo core” (Romanovsky-Spyres)
Armida duetto Carlo-Ubaldo “Come l’aurette placide” (Irvin-Romanovsky)
 Otello Duetto Otello-Iago “Non mi inganno; al mio rivale” (Spyres-Irvin)
Guillaume Tell  Pas de soldats (orchestra)
Ricciardo e Zoraide Cavatina di Agorante “Minacci pur” (Spyres)
Semiramide Aria di Idreno “Ah dov’è il cimento?” (Irvin)
Zelmira Cavatina di Antenore “Che vidi! amici, oh eccesso!” (Romanovsky)
Armida Ballo (orchestra)
Armida Terzetto Rinaldo-Carlo-Ubaldo “In quale aspetto imbelle” (Spyres, Romanovsky, Irvin)





sabato 9 settembre 2017

Recital Pisaroni Zappa ROF 17



R.O.F. 2017

Auditorium Pedrotti Conservatorio Rossini 
di Pesaro

15 agosto 2017

Recital del basso/baritono 
Luca Pisaroni

Giulio Zappa al pianoforte

 












A cura di Giosetta Guerra

Ascolto imbarazzante

Scegliere di impostare un programma sulla morbidezza del canto a mezzavoce e sulle finezze del ricamo musicale è un po’ azzardato se non si possiede duttilità vocale, assoluto dominio del fiato e capacità di dare sonorità al fil di voce. (Devia docet).
La prima parte del recital è dedicata a F. Schubert. Il lieder d’apertura, Der Schiffer D 536, un tempo cavallo di battaglia di Samuel Ramey, è affrontato con mezzevoci deboli, senza la grinta necessaria e i tempi scanditi. La morbidezza del canto in Memnon D541 fa sortire una vocalità di bel colore ma di poco spessore, in Auf der Donau D553 i pianissimo sono quasi silenzi, come in Ganymed D 544 e in Grenzen der Menschheit D 716, dove i suoni risultano appena accennati per mancanza di sonorità nei pianissimo. La voce di medio volume del cantante esce invece in tutta la sua pienezza in An Schwager Kronos D 369 di F. Schubert. Il gioco musicale è realizzato dal tocco sapiente del pianista, ora delicato, ora mosso, ora colorato.
Non cambia la tecnica d’emissione del Pisaroni nella parte dedicata a F. Liszt. Sopra i tocchi lenti e delicati del pianoforte in Über allen Gipfeln R 610 aleggiano i suoni flebilissimi della voce che si sbianca e scompare, per ricomparire un po’ aspra in Vergiftet sind meine lieder R 608; il canto si fa difficoltoso nella soave melodia di O lieb’ R 589 che richiede suoni dolci e morbidi e non mezzi suoni. A conclusione della prima parte la Rapsodia Ungherese N. 5 R 106 per pianoforte solo eseguita da Giulio Zappa risolleva l’umore, a tocco deciso risponde tocco morbido sia nei gravi che negli acuti con conseguente espansione sonora.
La seconda parte, dedicata al Rossini da camera, si apre col suono brillante e solare del pianoforte ne La promessa da Soirées Musicales a sostegno di una voce aspra e di scarso spessore, che non si piega neppure alla linea melodica de La lontananza dai Péchés de vieillesse (Vol. I Album italiano). La maestria del ricamo sonoro emerge nell’accompagnamento pianistico de L’esule (Vol. III Morceaux réservés dei Péchés), cui non rispondono la parola chiara e i suoni pieni della voce del cantante. Fino a questo punto l’esibizione di Luca Pisaroni purtroppo non produce un piacevole ascolto sia per il timbro piuttosto aspro, sia per lo scarso spessore, sia per la dizione poco chiara, sia per l’impreciso uso del fiato che rende indefinibile la linea di canto. Poi all’improvviso la voce si fa più sonora ne L’ultimo ricordo dai Péchés de vieillesse (Vol. I Album italiano) e Il rimprovero da Soirées Musicales, cantati bene in tutti i registri, con emissione precisa, giusto dosaggio del fiato anche nella morbidezza del canto, progressioni corrette e tenuta del suono. Cantando in voce le cose migliorano, escono volume, estensione, ampiezza, lunghi fiati e grinta, ma l’emissione va comunque rifinita e la dizione pure.
Nei bis il cantante avrebbe dovuto tenere un atteggiamento meno serio nell’arietta L’orgia dalle Soirées Musicales di Rossini, un brano mosso e vivace ben sottolineato dal pianoforte, e ne La calunnia da Il Barbiere di Siviglia del pesarese, dove ritornano i problemi delle mezze voci (troppi pianissimo), del dosaggio del fiato, sillabato impreciso, ma finisce in bellezza con un bell’acuto tenuto e voluminoso.
Mi piacerebbe conoscere le ragioni delle sue scelte.















   
Auditorium Pedrotti

martedì 5 settembre 2017

Rof 2017 Torvaldo e Dorliska

R.O.F. 2017

Pesaro Teatro Rossini


Torvaldo e Dorliska

(12 agosto 2017, prima)


La serata delle voci

Con due titani come 

Nicola Alaimo e Carlo Lepore 

si torna al gusto dell’ascolto.


A cura di Giosetta Guerra

Per Torvaldo e Dorliska, dramma semiserio di Cesare Sterbini, musicato da Gioachino Rossini, si torna nel luogo d’elezione del R.O.F., il teatro Rossini, che il regista Mario Martone trasforma idealmente nel castello del Duca d’Ordow, come già fece nel 2006. L’allestimento è infatti quello di undici anni fa con le scene di Sergio Tramonti, i costumi di Ursula Patzak e le luci di Cesare Accetta. Un allestimento originale, in quanto tutto il teatro, spettatori compresi, è idealmente l’interno del palazzo, mentre in palcoscenico c’è il grande cancello di ferro d’accesso che divide il palazzo da un folto bosco scosceso, spesso in penombra. 
Gli ingressi e le uscite avvengono ai lati del palcoscenico, dai due palchi laterali di primo ordine tramite scale di ferro calate e ritirate, dalla platea (troppe uscite dalla platea) e ovviamente dalla cancellata. Molto originale la gabbia di ferro che esce temporaneamente dalla passerella per mostrare Torvaldo prigioniero.
Mi ha fatto piacere rivedere l’allestimento che aveva avuto già il suo bel successo al suo esordio. Ma soprattutto mi sono finalmente gustata il Rossini vocale che amo particolarmente per la sua genialità e per la sua difficoltà, grazie a due consolidati specialisti. 
Il baritono Nicola Alaimo, imponente e dominante nelle vesti del Duca d’Ordow, esibisce una vocalità ampia, robusta e di bel colore, una precisa tecnica d’emissione e di dosaggio del fiato sia nella forza del canto scandito e cadenzato, sia nella dolcezza del canto morbido; grandi applausi per l’aria del duca “Cedi…Indietro. Ah qual voce e per il duetto molto mosso Duca – Giorgio “Ah non posso! …invan lo spero!” nel quale si fronteggiano i due titani: Alaimo e Lepore.
Il basso Carlo Lepore ha voce poderosa e bellissima, canta in maschera e copre con rotondità e pienezza del suono tutta la gamma, dai gravi corposi agli alti strepitosi, interpreta con padronanza scenica e gestuale e sapiente mimica facciale il ruolo del servitore Giorgio, pur avendo un braccio ingessato (che io erroneamente credevo facesse parte del personaggio), bravissimo nel sillabato fitto scandito in ogni parola, è una vera icona dei ruoli di carattere, ai quali dona una dignità particolare per non farli cadere nel burlesco.
Accanto ai due noti artisti fa la sua bella figura il soprano Salome Jicia che affronta il recitativo e cavatina d’ingresso di DorliskaDove son?...Tutto è vano” con belle sonorità, squillo robusto, buoni gravi, fluidità nel canto d’agilità, sostenuta da un’orchestra misteriosa e vibrante. Il soprano rivela spessore in tutti i registri, gravi corretti, acuti sterminati e possenti, sicura nella coloratura e capace di dolcezza del canto (difficilissima aria “Ferma, costante, immobile”, ricca di coccodè), ha voce vibrante (non col vibrato…attenzione).
Nel ruolo di Torvaldo fa il suo esordio il tenore russo Dmitry Korchak, che esibisce un bel colore chiaro dal suono robusto, una buona padronanza della coloratura, ma poca fermezza negli slanci e uno strano modo di alleggerire (recitativo e cavatina del primo atto “Tutto è silenzio…Fra un istante a te vicino”), rivela fluidità nel canto d’agilità nell’aria del secondo atto “Dille, che solo a lei”, che canta sul forte in modo irruento. Dovrebbe imparare a modulare la voce.
Raffaella Lupinacci presta a Carlotta, ancella del duca e sorella di Giorgio, una voce calda di mezzosoprano, bella in acuto e sicura nell’emissione. Nell’aria “Una voce lusinghiera” i suoni sono densi, ampi in tessitura acuta, ma chiusi nel registro grave.
Corretto Filippo Fontana (baritono o tenore?) nella parte di Ormondo, capo delle guardie del conte, che ha una lunga aria “Sopra quell’albero” verso la fine del primo atto.
Il coro Mezio Agostini del Teatro della Fortuna di Fano, ben preparato dalla precisa Mirka Rosciani (anche pianista e direttore d’orchestra), dà il suo prezioso apporto vocale ai concertati e alle pagine d’insieme e scenico muovendosi nella penombra della foresta.
L’Orchestra Sinfonica G. Rossini, agilissima nei tempi veloci e capace di piegarsi alle dinamiche della partitura, è guidata dal preparato giovane direttore Francesco Lanzillotta.
Insomma una bella serata.

Teatro Rossini - 12, 15, 18 e 21 agosto, ore 20.00
TORVALDO E DORLISKA
Dramma semiserio di Cesare Sterbini, musica di Gioachino Rossini
Regia Mario Martone
Scene Sergio Tramonti
Costumi Ursula Patzak
Aiuto regista Daniela Schiavone

Interpreti 
Duca d'Ordow Nicola Alaimo 
Dorliska Salome Jicia
Torvaldo Dmitry Korchak 
Giorgio Carlo Lepore
Carlotta Raffaella Lupinacci 
Ormondo Filippo Fontana
Orchestra Sinfonica G. Rossini  
Direttore Francesco Lanzillotta
Coro del Teatro della Fortuna Mezio Agostini
Maestro del Coro Mirca Rosciani
Produzione 2006

 Credito: Studio Amati Bacciardi











dr.gam a Fuerteventura


COMUNICATO STAMPA

dr.gam



dr.gam, dopo le numerose tappe italiane del suo "Another Family live tour", sarà ospite del "B-Side cafè" suggestivo locale di Costa Calma nell'isola di Fuerteventura (Canarie - Spagna) di fronte alle coste del Sahara Occidentale per una lunga serie di concerti, il 3, il 7, il 10, il 14, il 17 e il 21 ottobre, che chiuderanno la parte estiva dell'"Another Family live tour". 
È attualmente in radio “Ritmo ideale” (https://youtu.be/RoIVhjp0HAM), terzo singolo, per la prima volta in italiano, estratto dall’album “Another Family”che racchiude tutto il percorso artistico di dr.gam: i tanti live eseguiti lungo lo stivale e all’estero, i suoi viaggi, le sue collaborazioni con numerosi musicisti di molte parti del mondo e la sua ricerca compositiva.
ANOTHER FAMILY”, di cui dr.gam è anche produttore, è un disco poliedrico composto da dodici tracce pop con contaminazioni reggae, jazz, funky e rock. L’album, frutto di quattro anni di lavoro in studio con musicisti italiani ed internazionali, verrà ristampato prossimamente in USA e Canada. 

«Ho avuto sempre la visione del mondo come la nostra casa e noi tutti facenti parte di una grande famiglia - racconta dr.gam - più dinamica, stimolante, varia, costruttiva, piena di differenti amori e colori, che anche se vissuta appieno per tanto tempo non possiede le insidie della gabbia o del clan che invece la famiglia classica può nascondere. "Another Family", in generale, è un concetto che non ha bisogno di troppe spiegazioni per chi, come me, la famiglia canonica non se l'è mai formata e nel peregrinare di luogo in luogo, raccogliendo pezzi di vita condivisi con iniziali sconosciuti, si è creato la sua "altra famiglia"».

È disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e sulle principali piattaforme di streaming “ANOTHER FAMILY” (edizioni Lungomare srl-Jois snc/distribuzione Universal), il primo album di inediti del cantautore e produttore marchigiano dr.gam (Andrea Gamurrini). 
dr.gam è il nome d’arte del cantante, chitarrista, compositore, autore e produttore marchigiano Andrea Gamurrini, dove il cuore del nome e la testa del cognome vengono scelti come essenza della parte più passionale e quella più razionale, la più intima e la più cerebrale di un mondo svelato in entrambe le sue facce. Nato a Fano ma riminese d’adozione, la passione per la musica inizia all'età di cinque anni con lo studio della lingua inglese e del pianoforte per poi proseguire con la chitarra classica all'età di dieci frequentando il conservatorio "G. Rossini". Di lì a breve comincia ad avvicinarsi ad altri generi musicali venendo totalmente rapito dal multiforme universo sonoro anglo-americano, e giovanissimo, si stabilisce a Rimini dove inizia una serie di collaborazioni con innumerevoli musicisti italiani ed internazionali, comparendo in diversi albums e compilations. Nel 2012, dopo un tour tutto italiano di 120 date durato due anni conseguente all'uscita dell'album live "The New Medicine Show" (Vallemania Records), inizia anche il suo percorso di produttore, inaugurando gli studi della "White Coal Productions". Contemporaneamente, sotto la guida di Velio Gualazzi (padre di Raphael Gualazzi) che lo scopre durante un live, inizia a lavorare al suo primo album di inediti "Another Family", uscito il 25 novembre 2016 con distribuzione Universal Music.



Milano, 29 agosto 2017

Ufficio StampaParole & Dintorni – Gabriele Compierchio (gabriele@paroleedintorni.it)
Promo RadioTune Fit – Stefano Predolin (stefanopredolin@yahoo.it)
Edizioni Musicali: Lungomare / Jois
Distribuzione: Universal Music Group
Management: Astralmusic  Giulia Cappella (giulia@astralmusic.it)





mercoledì 30 agosto 2017

ROF 2017 La pietra del paragone

ROF 2017

LA PIETRA DEL PARAGONE



Adriatic Arena 11 agosto 2017, prima

A cura di Giosetta Guerra


Uno spettacolo di giovanile freschezza fatto da un ottantenne:

Pizzi val sempre una messa…in scena.





















Quattro tuffi in piscina nella villa del conte Asdrubale.


Un’elegante villa moderna dalle linee geometriche si sviluppa su due piani collegati da una scala a chiocciola interna; il piano superiore è circondato da un ampio terrazzo, sul quale si aprono grandi finestre con tende munite di cordicella per l’apertura/chiusura, il piano inferiore si affaccia su un ampio giardino con l’angolo conversazione e lo spazio piscina. 

La scenografia è quella che Pier Luigi Pizzi ideò 15 anni fa per la stessa opera al ROF, bella, elegante, luminosa, riadattata agli spazi più grandi dell’Adriatic Arena, con l’aggiunta di un po’ di colore e l’uso della passerella attorno alla buca orchestrale per l’azione scenica.


La villa di vetro del conte Asdrubale, dotata di tutti i confort, telefono compreso, usato nel primo atto per il duetto di Asdrubale e Clarice “Conte mio, se l’eco avesse”, è frequentata da amici di varia estrazione, pertanto all’eleganza dell’ambiente non sempre si affianca la nobiltà degli ospiti.
L’ambientazione moderna è la giusta scelta per una divertente satira di una società mai scomparsa di arrivisti e approfittatori, con intrecci di amori e d’interessi, di escamotage, sotterfugi e travestimenti, che la regia di Pier Luigi Pizzi rende frizzante e piacevolissima, con la giusta dose di humor, senso del ridicolo, ironia, senza mai scadere nella volgarità, potendo fare affidamento anche su un cast di giovani artisti padroni dell’arte del palcoscenico. Nel primo atto il regista sfrutta la fisicità di questi giovani tenendoli in costume da bagno o in tenuta sportiva, nel secondo li veste, con abiti normali gli uomini, con fantasiose coloratissime "mise" le due amiche/rivali, la baronessa Aspasia e donna Fulvia, che si muovono come le sorellastre di Cenerentola. I coristi, inservienti del conte, sono solo maschi vestiti di bianco, ma, per stare al gioco dell’ilarità, tre di loro sono abbigliati da donna. La marchesa Clarice, che ama sinceramente il conte, come confermato dalla pietra del paragone, ha abiti più sobri, belli ed eleganti.
Il conte Asdrubale, oggetto del desiderio delle tre donne, è un narciso palestrato che fa ginnastica sul balcone col vogatore e gira in costume da bagno attorno alla piscina, ostentando la sua muscolatura e la sua lucida "tartaruga" . Gli altri tre uomini, il poeta Pacuvio, il giornalista Macrobio, il cavalier Giocondo anch’egli poeta, sono gl’immancabili sfruttatori leccapiedi (molto attuale), che fanno pendant con le due svampitelle in cerca di marito. Poi c’è Fabrizio, un garbato maestro di casa, interpretato dal bravo basso/baritono William Corrò.
Naturalmente con questo caldo quattro tuffi in piscina sono più che naturali per chiunque, ma nessuno si aspetterebbe di vedere cantanti lirici che si tuffano e cantano, si fanno una nuotata e cantano, escono tutti bagnati e cantano. E, come se questo non bastasse, la fantasiosa creatività di Paolo Bordogna carica di comicità le situazioni, come quella di spogliarsi in diretta e rimanere in body luccicante per l’”Ombretta sdegnosa” e tuffarsi in piscina. 

Paolo Bordogna, che ricopre il ruolo del ridicolo poeta Pacuvio, è anche dotato di un bel mezzo vocale, duttile ed esteso, che si piega con precisione alle esigenze di un brillante ruolo di carattere.


Nella parte del presuntuoso giornalista Macrobio ben si destreggia il versatile baritono Davide Luciano con voce di bel timbro, ampia, robusta e sonora, con sostegno del suono nelle grandi arcate e abilità attoriale.


La vocalità del tenore russo Maxim Mironov, che al suo esordio io definii voce d’angelo, è perfetta per la delicatezza del giovane poeta Cavalier Giocondo, tipica voce del tenore di grazia di coloratura dal timbro chiaro e pulito, con suoni ben sostenuti specialmente nel registro acuto e sovracuto, ma anche nel canto mordido e negli sbalzi tipici della scrittura rossiniana. Applausi scroscianti per l’aria “Quell’alme pupille” del secondo atto.


Per il conte Asdrubale si cimenta il basso/baritono Gianluca Margheri, meglio nudo che vestito, rivelando bel colore vocale e buone agilità per il canto di sbalzo, suono pieno e corretto, uso appropriato della voce, ma il personaggio non esce scolpito.


Le due donne, che agiscono in coppia, cantano quasi sempre insieme. La baronessa Aspasia è il mezzosoprano Aurora Faggioli che ha un mezzo vocale di poco spessore, 

Donna Fulvia è Marina Monzò, un soprano brillante poco consistente in zona grave che svetta con facilità in zona acuta e acutissima ed esegue belle scale discendenti. 
Nel ruolo contraltile della Marchesa Clarice (che poi si traveste da Lucindo, suo gemello) il mezzosoprano Aya Wakizono esibisce un bel peso vocale, voce flessibile nel canto di coloratura, nelle progressioni in acuto e nei recitativi, dizione chiara anche nel sillabato, suoni densi e appoggi sicuri e pieni, anche se stringe sulla vocale "e" e sbianca i suoni gravi che diventano quasi parlati, del resto questo è un ruolo per contralto che insiste più in zona grave e la Wakizono è più possente in acuto, comunque complessivamente esce un bel personaggio.                                                                                                                                                   
                                                                                                                                                        Le voci sono ben amalgamate nei terzetti, nei quartetti, nei quintetti, in tutti i canti d’insieme compreso il coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, preparato da Giovanni Farina, che non ha molti interventi. C’è una buona complicità anche con l’orchestra.


L’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, diretta da Daniele Rustioni, procede nel rispetto delle dinamiche rossiniane. Nella Sinfonia d’inizio, non disturbata da movimenti scenici, come spesso accade coi registi moderni, la sezione archi entra nell’atmosfera rossiniana, danzante e leggera, mentre il tutto orchestrale gonfia ed incalza in un crescendo accattivante. La rapidità della musica è assecondata dalla dinamicità dell’azione, la morbida voce del corno sostiene il colloquio di Clarissa con il conte, entrambi sul balcone. La compagine orchestrale ammorbidisce i suoni nelle pagine delicate e nostalgiche, che non mancano in questo melodramma giocoso.
Le luci di Vincenzo Raponi mantengono una bella luminosità, gradevole all'occhio, che permette di cogliere anche le espressioni degli  artisti, oltre ai colori e le fogge dei costumi. Io non amo le scene scure dove tutto è celato.

Perplessità: i ruoli maschili sono scritti per basso tranne il tenore, i ruoli femminili per contralto (Clarice), mezzosoprano (Fulvia), soprano (Aspasia). Perché si cambiano i registri vocali?




Adriatic Arena - 11, 14, 17 e 20 agosto, ore 20.00
LA PIETRA DEL PARAGONE
Melodramma giocoso di Luigi Romanelli, musica di Gioachino Rossini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Direttore Daniele Rustioni
Regia, Scene e Costumi Pier Luigi Pizzi
Collaboratore alla Regia Massimo Gasparon

Interpreti:
Marchesa Clarice Aya Wakizono
Baronessa Aspasia Aurora Faggioli
Donna Fulvia Marina Monzó
Conte Asdrubale Gianluca Margheri
Cavalier Giocondo Maxim Mironov
Macrobio Davide Luciano
Pacuvio Paolo Bordogna, 
Fabrizio William Corrò
Coro del Teatro Ventidio Basso
Maestro del Coro Giovanni Farina

Produzione 2002, riallestimento 

(Credito: Studio Amati Bacciardi)