lunedì 7 novembre 2016

Tiberini d'oro 2016

QUESTA VOLTA NON VI CONCEDO TROPPO TEMPO PER RIFLETTERE, MA SUFFICIENTE PER PRENOTARE. VERDI, BIZET, PUCCINI, TRILUSSA, TOTO', LA ROMA D'UN TEMPO PER UN CABARET MUSICAL LETTERARIO CON LA VERSATILITA' DI DUE GRANDI ARTISTI. E POI BRINDISI PER IL 190° COMPLEANNO DI TIBERINI E IL 25NNALE DEL PREMIO, CENA DOPO TEATRO E.....NON VI DICO ALTRO.....UNO SPETTACOLO PER TUTTI I GUSTI...RAFFINATI

Ci vediamo al Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo




domenica 6 novembre 2016

Roma, Concerto di Mhanna

ROMA UNIVERSITÀ LA SAPIENZA

CONCERTO DEL GIOVANE VIRTUOSO 

STEFANO MHANNA



di Giuseppina Giacomazzi


Il pomeriggio del 2 novembre 2016 nell’Odeion del Museo dell’arte classica della Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma, alla commemorazione funebre dell’emerito professore di epigrafia latina Silvio Paciera, scomparso recentemente e ai saluti delle autorità accademiche, ha fatto seguito il concerto del giovanissimo maestro Stefano Mhanna, concerto diviso in due parti, la prima dedicata all’esecuzione pianistica di brani di Chopin, la seconda violinistica.
Stefano Mhanna è noto per essere stato un bambino prodigio. Il suo primo diploma a soli 12 anni e a 17 quelli di violino, viola, pianoforte, composizione organistica, con il massimo dei voti.
Nella prima parte del concerto, al pianoforte è stato eseguito un repertorio interamente dedicato a Chopin: la Polacca in la bem.maggiore, il Notturno opera postuma, lo Studio 12. Il giovane concertista ha incantato il pubblico che ha ascoltato in un silenzio e in una concentrazione quasi irreali un’esecuzione perfetta nella tecnica, nell’espressività e nell’interpretazione.
Nella seconda parte del concerto sono stati eseguiti al violino la Ciaccona della II partita BW 1005 e il Largo della terza sonata BW1005 di Bach, e dalla Molinara di Paganini l’aria Nel cor più non mi sento variazione da Paisiello. Il concerto si è concluso con l’esecuzione del Capriccio 24 di Paganini.
Il giovane concertista ha rivelato padronanza di ambedue gli strumenti, coinvolgendo e lasciando quasi sbalordito il pubblico nell’esecuzione virtuosistica del capriccio di Paganini, rivelando capacità straordinarie d’interpretazione della musica di Bach, nella quale è riuscito a liberare sentimenti profondi dell’anima, sensibilità straordinaria, rendendo gli ascoltatori partecipi di qualcosa che nella musica ci trascende.

Stefano Mhanna ha tecniche strumentali, interpretative, classe e notevole talento, grande livello artistico. Coinvolge il pubblico per le sue esecuzioni completamente a memoria, incantandolo con la sua serietà e preparazione e con il suo aspetto adolescenziale. È sempre un grande piacere ascoltarlo e gli auguriamo futuri successi e una carriera delle più brillanti.
 
 

mercoledì 21 settembre 2016

Rimini, 18 Settembre 2016


In attesa di Italian Rastaman”, 

secondo singolo 

del cantante compositore 

Andrea Gamurrini



L’epidemia “dr.gam” non si ferma. Trascorso poco più di un mese dall’uscita del suo primo singolo “dr.gam is in da house“, i fans sono in attesa di novità da parte del pragmatico sognatore Andrea Gamurrini, in arte dr. gam.
E a breve saranno accontentati con l’uscita di un secondo singolo dal titolo “Italian Rastaman” estratto dall’album “Another family” che sarà sempre distribuito dalla Universal.
Il grande successo di dr.gam is in da house ha in parte appagato gli anni di intenso lavoro e determinazione dell’artista, arrivando a più di 150.000 visualizzazioni su Youtube, entrando in classifica mondiale Spotify e nella programmazione di radio italiane ed estere (UK, Francia, Spagna, Stati Uniti, Russia, Sud America).
Ma il tormentone dr.gam non ha intenzione di fermarsi qui e probabilmente ci sorprenderà molto presto con nuove hits.
Un ruolo importante nella vita artistica di Andrea Gamurrini è occupato da Velio Gualazzi, padre di Raphael Gualazzi, che ascoltandolo live rimase colpito dal felice connubio voce/chitarra e lo sollecitò ad aprirsi al mondo della discografia, un mondo che non era mai stato di suo interesse.
Il live è una grande scuola, fare buona musica per lui significa esibirsi su palchi di tutto il mondo senza interessarsi di luci e di aspetti scenici.


Il suo primario obiettivo è sempre stato esprimere la sua cultura musicale suonando, cantando ed emozionando, elementi essenziali per aprire cuore e mente del pubblico e per riempire il palcoscenico.
Un’atmosfera calda, accogliente ed estremamente trascinante caratterizza le sue performances, che per due ore trasportano lui, la band e gli spettatori in un’altra dimensione.

In attesa di ascoltare il suo album, a presto un nuovo assaggio del suo talento con “Italian Rastaman”.

domenica 18 settembre 2016



XVI Festival Pergolesi – Spontini (anno 2016)

Jesi, Teatro Pergolesi

Li prodigi della divina grazia nella conversione 

e morte di San Guglielmo duca d’Aquitania

dramma sacro di Pergolesi.

(9 e 11 settembre  2016)
Il secondo fine settimana del XVI Festival Pergolesi-Spontini ha offerto al pubblico importanti e inedite novità. Nelle sere del 9 e dell’11 settembre  al teatro Pergolesi  è stato eseguito in forma scenica Li prodigi della divina grazia nella conversione e morte di San Guglielmo duca d’Aquitania, dramma sacro di Pergolesi su testo di Ignazio Maria Mancini, nella revisione critica di Livio Aragona, rappresentato per la prima volta a Napoli nel 1731, lavoro d’esordio del giovane Pergolesi come compositore, dramma sacro, secondo quanto stabilito nei conservatori napoletani  e  circolato presso i circoli filippini nella prima metà del ‘700, del quale ci rimane una copia non autografa.
L’opera presenta una grande teatralità e affascina gli spettatori con la sua componente seria e sacra e  con una vena profonda e ironica che le consente di essere  inserita  in buona parte nello stile buffo. La trama è complessa: la figura del protagonista, Guglielmo duca d’Aquitania, è  ricostruita, secondo una tradizione agiografica medievale, attraverso  tre sovrapposte biografie: quella di Guglielmo X duca d’Aquitania e conte di Poitiers, quelle di Guglielmo di Gellone e di Guglielmo di Malavalle. Soprattutto il primo è legato alla figura di Bernardo di Chiaravalle, che gli rimprovera come grave peccato l’appoggio all’antipapa Anacleto. Le tre biografie  costruiscono un unico personaggio  nel suo percorso verso la santità.  Conflitto fra anima e corpo, spiritualità e peccato, lotta così presente nella musica e nei testi dei primi oratori (come non ricordare il conflitto fra anima e corpo di Cavalieri o la disputa fra il demonio e l’angelo nella contesa fra angelo e demonio nel purgatorio dantesco dell’anima di Buonconte?). In questa lotta fra bene e male si alternano le figure che li rappresentano: San Bernardo e l’eremita, l’angelo e il demonio, pronti a travestirsi, mimetizzarsi, ingannare, assumere identità diverse. La musica, caratterizzata da magnifiche arie,  da-capo e i recitativi che le precedono, presenta  questioni non sempre risolte: una sinfonia condivisa con l’Olimpiade e un’aria e un duetto cantate dall’angelo  che ritroviamo con altri versi sempre nell’Olimpiade.  Le  stesse voci dai toni alti richiamano  il cielo e le forze del bene (San Bernardo, l’eremita, l’angelo e lo stesso Guglielmo  nel suo percorso verso la morte che lo santificherà) e quelle dai toni bassi  il male o la terrestrità (il demonio, baritono). Il basso-buffo, il capitano Cuosemo, al servizio del duca, nelle sue confusioni e contraddizioni sarà destinato a riscattarsi e a conquistare con il suo signore, la santità. Questo personaggio, eliminato in successive versioni  presso le confraternite dei filippini, delle quali ci restano quattro copie  manoscritte e un libretto a stampa, conferisce un tono a volte comico e comunque un registro ironico a tutto il contesto.

I giovani cantanti hanno rivelato, oltre a voci adeguate ad affrontare il repertorio barocco, capacità espressive e di recitazione: Raffaella Milanesi (Guglielmo), Sofia Soloviy (San Bernardo e l’eremita), Arianna Vendittelli (angelo), Maharram Huseynov (demonio), Clemente Antonio Daliotti (Cuosemo). Quest’ultimo, erede della commedia dell’arte, ma anche dell’uso diffuso di tali ruoli nell’ambiente napoletano del ‘700, si è espresso in un dialetto colorito e vivace, conferendo un tono di comicità  e d’ironia. 
Il direttore Cristophe Rousset ha diretto  Les talents liriques accompagnando l’orchestra  al  clavicembalo in funzione di basso continuo. L’orchestra e i cantanti hanno offerto uno spettacolo di sublime bellezza, attraverso le arie, i duetti, i recitativi. La scenografia, essenziale, ha sottolineato gli stati d’animo, il movimento dei pannelli   ha creato varietà di toni,  e i colori hanno differenziato l’appartenenza al mondo del male o del bene: un gruppo di giovani vestiti di bianco, figure angeliche, in una scena sollevano e trasportano nel palcoscenico l’angelo, figure vestite di nero  circondano  in un’altra  il demonio. Un elogio meritano, oltre agli interpreti, la regia di Francesco Nappa, la scenografia di Benito Leonori, il lavoro della costumista Giusi Giustino.  Non possiamo che augurarci che tale spettacolo possa essere rappresentato  anche altrove e che prosegua il lavoro di ricerca e di  diffusione del repertorio barocco, anche se questa singolare e splendida realizzazione non è riuscita a fare nel teatro il “tutto esaurito”. Un convegno di musicologia filologia e storia del ‘700  napoletano protratto nella giornata di sabato 10 in ricordo di Francesco Degrada, ha offerto un notevole contributo alla conoscenza degli studi sul periodo  e sul contesto nel quale Pergolesi ha vissuto e si è formato.
                                                                                            
Majolati, cappella della casa di riposo “Gaspare Spontini”
Il salotto Agnese

(11 settembre pom.)
(11 settembre pom.)
Le pagine tratte dall’Agnese di Hohenstaufen di Gaspare Spontini dovevano essere eseguite nel pomeriggio dell’11 settembre nel giardino del museo, ma  a causa di un tempo poco clemente il concerto è stato eseguito nella cappella della casa di riposo, luogo altrettanto suggestivo, davanti alla tomba del musicista, del quale si è così sentita la presenza spirituale.
La grande opera  storico-romantica in tre atti, composta in tedesco su libretto di Ernest Raupach e in versione italiana di Mario Bertoncini (1970), fu eseguita, per opera di Francesco Siciliani, al ricordo del quale questo “salotto” è dedicato, al Maggio musicale fiorentino del 1954. Il maestro Dario Della Porta ha ripercorso la storia dell’opera e il lavoro di Francesco Siciliani,  intervenendo fra  i gruppi di esecuzioni musicali, offrendo una lettura interessante e coinvolgente del lavoro di Spontini.  Si tratta di un’opera difficile, anche se dalle pagine bellissime, scritta fra il 1827 e il 1829, eseguita per la prima volta a Berlino nel 1829 al teatro dell’opera reale. Lo stesso argomento, pur se incentrato su una storia d’amore, simile per alcuni aspetti, alla storia shakespeariana di Giulietta e Romeo, dalla quale si differenzia per il lieto fine, presentò nel risorgimento problemi di esecuzione: in tale epoca non si poteva accettare una conclusione positiva ottenuta attraverso un compromesso politico inaccettabile, la spedizione contro l’Italia.
Le varie arie, scelte dal primo, secondo e terzo atto, sono state eseguite dai giovani dell’Accademia d’arte lirica di Osimo, accompagnati al pianoforte dal maestro Alessandro Benigni.  I vari ruoli sono stati interpretati da Miriam Perlashvili soprano (Agnese),  Martina Rinaldi soprano (Ermengarda),  Giorgi Tsintsadze tenore (Enrico), Daniele Adriani tenore (Filippo), TaKahiro Shimotsuka (il duca), Akaki Ioseliani baritono (Imperatore /arcivescovo), Raffaella Fernandes, Magdalena Krystoforska, Tsisana Giorgadze (il coro di dame e monache). Tutti hanno rivelato voci promettenti, risultato di grande impegno nello studio del canto lirico; coinvolgenti le splendide arie romantiche e  di particolare fascino i concertati.

Ci auguriamo che per merito del festival pergolesiano tale opera possa essere ripresa ed eseguita, anche nella versione originale in tedesco, consentendo una più vasta  conoscenza di Gaspare Spontini in Italia e nel mondo.

Loreto, Santa Casa
Mater Misericordiae concerto mariano
(10 settembre)
Singolare attenzione  merita il concerto offerto  ai partecipanti al festival, ma aperto a tutti, la sera del 10 settembre nella splendida basilica della Santa Casa di Loreto, “Mater Misericordiae”, concerto mariano  diretto da Christophe Rousset e la sua orchestra Les talents lyriques, che hanno eseguito il Salve Regina di Pergolesi e quello di Leo, e infine lo Stabat mater di Pergolesi. Le voci  sono state quelle del contralto Benedetta Mazzuccato e del soprano Francesca Aspromonte, quest’ultima dalla voce cristallina e luminosa, perfetta nelle agilità.   Opere musicalmente note, ma  spiritualmente ricche soprattutto se eseguite in questo luogo dell’anima. Nell’ultima parte dell’esecuzione dello Stabat mater un guasto elettrico ha spento improvvisamente le luci della basilica. Gli spettatori hanno immaginato motivazioni diverse, qualcuno ha pensato ad un effetto di “regia”, indubbiamente di grandissima suggestione! L’orchestra ha continuato a suonare e le cantanti hanno portato egregiamente a conclusione la straordinaria composizione nel buio illuminato da luci improvvisate: torce, telefonini, altro…. Anche un banale incidente può contribuire ad illuminare lo spirito!

Giuseppina Giacomazzi

foto Binci










martedì 23 agosto 2016

Spoleto, chiostro di San Nicolò


Un surreale Orfeo di Savinio apre la stagione del lirico-sperimentale di Spoleto.

  Recensione di Giuseppina Giacomazzi  


La stagione lirico-sperimentale di Spoleto 2016 si è aperta  nei giorni 12-13 agosto nel chiostro di San Nicolò con la messa in scena dell’atto unico  per quattro voci di Savinio Orfeo vedovo”, composta  ed eseguita a Roma nel 1950 (prima di 4 opere in musica: Agenzia Fix, Vita dell’uomo, Cristoforo Colombo), presentata nell’allestimento per canto e pianoforte di Daniele Lombardi, ricercatore, musicologo, pianista, il quale ha assecondato la chiave interpretativa surreale propria dell’autore. Le voci sono state quelle di giovani cantanti del lirico-sperimentale che hanno alternato efficacemente  canto e recitazione: Salvatore Grigoli (Orfeo), Federica Livi (Euridice), Amedeo Di Furia (Maurizio)  e Alessandro Abis (agente), accompagnati al pianoforte dal bravo  Luca Spinosa. Il figlio di Savinio, Ruggero,  ha introdotto la seconda serata, offrendo una chiave interpretativa del testo nel suo rapporto con l’opera del padre, genio poliedrico, pittore, scrittore, musicista, purtroppo ancora meno conosciuto del fratello Giorgio De Chirico.
La trama è quella della storia classica di Orfeo ed Euridice: Orfeo piange la donna amata morta, ma  il testo di Savinio è altro: Orfeo è sul punto di suicidarsi per questa perdita, ma viene interrotto dall’entrata di un agente dell’IRD (Istituto Ricostruzione  Defunti), il quale lo convince, attraverso le tecniche persuasive  del mercato, a comprare una macchina, la cinecronoplastica, che gli consentirà di rivedere Euridice. La donna riappare, anche se in una dimensione temporale diversa, ma non si cura di Orfeo. Si dimostra annoiata e felice di incontrare l’amante Maurizio Mezzetti, segretario del marito.  Euridice asserisce di amare tutti e due e Orfeo sembrerebbe   disposto  ad accettare il triangolo, dopo aver più volte gridato “In questi casi cosa si deve fare?”,  poi tenta di sparare agli amanti,  ma  si accorge che i due si trovano in un‘altra dimensione temporale e allora non gli resta che il suicidio.
Savinio, in una conversazione radiofonica, affermò l’importanza della figura di Orfeo nella sua opera: “Orfeo è l’uomo. L’uomo superiore. L’uomo completo….. Orphée c’est moi.” E Orfeo non può fingere, non può velarsi. Parola prolungata nella musica, il monologo di Orfeo è la voce dell’anima di Savinio e l’ironia importante arma di difesa. Orfeo è il poeta, ma è anche l’uomo, l’intellettuale e l’artista che sa mettere a nudo le contraddizioni del mondo borghese: il matrimonio, la fedeltà, la capacità di persuasione consumistica esercitata dall’agente dell’IRD. La sceneggiatura sottolinea l’atmosfera di morte, sullo sfondo scorrono in bianco e nero i quadri di Savinio ed Euridice è avvolta in un velo bianco  che  le copre anche il volto e che racchiude il mistero di una donna scissa fra due sentimenti, forse mistero a se stessa.
Le serate sono state introdotte da due concerti di musica del ‘900 in due sale  in contemporanea, con musiche di Pizzetti, Casella, Malipiero, Respighi e Savinio,  interpretate dai cantanti del lirico sperimentale (Maria Bagalà, Nadina Calistru, Chiara Mugini, soprani, Beatrice Mezzanotte mezzosoprano nella sala inferiore, accompagnate da Luca Spinosa al pianoforte e per la sonatina di Malipiero dal violoncello di Matteo Maria Zurletti, nella sala superiore Sara Intagliata, Sabrina CorteseGiulia Mazzola soprani, Annapaola Pinna mezzosoprano, Enrico Cicconofri al pianoforte).  Daniele Lombardi ha eseguito il brano “Risonanze” di Malipiero e gli “Chants de la mi-mort” di Savinio, rivelandosi pianista d’eccezione nell’affrontare le grandi difficoltà tecniche e interpretative dello spartito. Al maestro Lombardi si deve riconoscere il grande merito di avere offerto l’occasione per  avvicinare il pubblico alla musica del ‘900 e alla conoscenza di un autore significativo quale Savinio, con il recupero di un testo di grande interesse musicale e culturale.




mercoledì 13 luglio 2016

dr.gam comunicato n. 3

Comunicato n. 3

Venerdì 15 luglio esce il nuovo singolo di dr.gam:

dr.gam is in da house” 

distribuito da Universal.

Un mix innovativo che trascina ad irrefrenabili danze liberatorie.


Rimini, 13 luglio 2016 - È sempre alta l’attesa per l’uscita dell’album dell’alchemico Andrea Gamurrini, in arte dr.gam; nel frattempo arriva un assaggio della sua incredibile vena creativa: il primo singolo dal titolo: “dr.gam is in da house”. 
Un brano travolgente con uno slogan a cui non si può non rispondere, impossibile stare fermi e non essere travolti dalla voglia di ballare, ma è proprio questo l’obiettivo; una via di fuga dallo stress quotidiano, dalle pressioni a cui spesso siamo sottoposti: ballare, ballare e ballare senza regole, senza esibizionismo, senza forma, ma solo lasciando andare il nostro corpo libero di esprimersi per contattare se stessi e permettersi spontaneamente e semplicemente di essere!! 
Azzeccatissima è la scelta di scrivere il testo in patwa (dialetto giamaicano spesso utilizzato nel reggae), che insieme alle forti influenze rock e funky costituisce l'originale ossatura del brano.
La scelta di tale lingua deriva, oltre che dalla sua enorme musicalità, anche da un recente viaggio "on the road" in Jamaica, dove dr.gam rimane fortemente deluso dall'influenza negativa che il mondo occidentale ha avuto sulla popolazione giamaicana un tempo ricca di virtù, riducendone il motivo dell’esistenza alla continua ricerca di denaro per inutili beni di consumo, ad ogni costo. 
Nel nostro tempo povertà ed ignoranza portano le persone ad avere errati ideali e frenesia nella ricerca di ricchezza. L’estenuante rincorsa al raggiungimento di obiettivi spesso futili ha come risultato una popolazione stressata e depressa. Il bisogno di “avere sempre di più” spinge a scegliere la quantità al posto della qualità e dr.gam ci fa riflettere proprio su questo, invitandoci a fermarci e a evadere attraverso la magia degli spettacoli dal vivo, contagiosa ed importante scappatoia dall’accumulo di stress.
Delirante ed esplosiva è anche la collaborazione col videomaker bolognese Oscar Serio nel videoclip omonimo girato all'Infra Red di Bologna, prodotto da White Coal Productions e Astralmusic, edizioni Lungomare srl/Jois, distribuzione Universal.
"dr.gam is da house" da Venerdi 15 luglio in vendita nei digital stores (Itunes, Amazon..ecc..), in rotazione radiofonica and web streaming, e in visione anche sul canale dr.gam di Vevo e YouTube.





venerdì 8 luglio 2016

Roma, Conferenza teatro Pergolesi Jesi


Conferenza stampa

  Festival Pergolesi-Spontini  


Roma
Il 5 luglio nella sala-cinema dell’Agis di Roma si è svolta la conferenza di presentazione del XVI festival Pergolesi- Spontini di Jesi , che si svolgerà dal 1 al 24 settembre 2016, con il titolo : Vento di Soave, papi, imperatori, armi e amori sotto l’Aquila sveva, dedicato alla figura di Federico II di Svevia, nato nella cittadina marchigiana nel dicembre 1194, “Vento di Soave”come lo denominò Dante nel III canto del Paradiso, riferendosi alla madre Costanza d’Altavilla.
Presenti Valentina Vezzani, campionessa di scherma, Luca Butini, vicesindaco di Jesi, William Graziosi, amministratore delegato, i quali hanno sottolineato l’importanza storico-culturale di Jesi, cittadina di 40.000 abitanti che ha dato i natali ad un imperatore e a due musicisti di grandissimo valore, quali Pergolesi e Spontini, esprimendo la necessità di una diffusione ampia della conoscenza delle loro opere nel mondo. Il presidente dell’Agis, prof. Carlo Fontana, si è soffermato sulla necessità di un sostegno dello stato e dello sblocco dei fondi che vadano in tale direzione e ha sottolineato il ruolo determinante del parlamento per legiferare in tal senso.
Il direttore artistico Vincenzo de Vivo ha illustrato in modo ampio e dettagliato il programma del festival, festival che presenta importanti e significative novità e ricchezza di contenuti. Per la prima volta si avvarrà della collaborazione di altre città e di altri teatri e della dislocazione degli spettacoli in varie cittadine delle Marche vicine a Jesi: Majolati, Monsano, Montecarotto, Castelbellino, Cupramontana, Loreto, Ostra, Serra dei Conti.
Altra novità lo svolgimento di una serie di iniziative intorno al festival, quali convegni di musicologia (fra i quali uno dedicato a Pergolesi e alla scuola napoletana del ‘700, il 9-10 settembre), laboratori, guide all’ascolto, itinerari culturali e artistici.
Il festival, ha sottolineato de Vivo , deve guardare a una dimensione europea e “correre lungo il tempo” e pertanto spaziare in un periodo compreso fra il Medioevo e i primi del ‘900. Si aprirà il primo settembre nella magnifica piazza Federico II con la festa teatrale “Il volo dell’Aquila” con la regia di Franco Dragone e la collaborazione della scuola di musica elettronica ed applicata del Conservatorio “E.R.Duni” di Matera e proporrà testi recitati, tratti da Virgilio, Dante, Jacopone da Todi e cantati da cori polifonici. Altra novità: Jesi aprirà prima della fine del 2016 un museo dedicato all’imperatore.
Seguiranno “La saracina” al teatro comunale di Montecarortto, opera non musicata di Wagner e raccontata da un cantastorie, da un puparo e da un negromante, con la collaborazione del teatro Massimo di Palermo e del Museo delle marionette “A. Pasqualino” di Palermo, un concerto del gruppo di musica medievale Micrologus a Castelbellino, che eseguirà musica del tempo di Federico II e nel Giardino del museo delle Arti monastiche di Serra de’ Conti, i Carmina Burana medievali dal Codice latinus Monacensis 4660, al quale seguiranno quelli di Carl Orff nel workshop di Franco Dragone ad Ostra, testimonianza dell’innamoramento del mondo tedesco per il sud. Il gruppo Micrologus eseguirà un concerto di laudi del francescanesimo, in collaborazione con la fondazione eremo dei frati bianchi, a Cupramontana.
Pergolesi è presente nel teatro Pergolesi con “I prodigi della divina grazia nella conversione e morte di san Guglielmo duca d’Aquitania" nella revisione critica di Livio Aragona e nel concerto del 10 settembre nella basilica della Santa Casa di Loreto, Spontini a Majolati nella casa- museo, con l’Agnese di Hoenstaufen, riscoperta dal maggio fiorentino nel 1954, in collaborazione con l’Accademia lirica di Osimo e letta nelle pagine salienti al pianoforte, in un ideale salotto ottocentesco, come nella Berlino che ospitò Spontini per venti anni.
La necessità di “correre nel tempo” apre ad un’opera di Ottorino Respighi al teatro Moriconi “Re Enzo” in collaborazione con il conservatorio “B. Maderna” di Cesena, riduzione per un complesso da camera di goliardi che mettono in scena il mito del figlio di Federico. Ma un altro Federico II, in un’altra epoca, amò la musica e si rivelò grande mecenate: Federico II di Prussia e il festival non può esimersi dal dedicargli un concerto da camera con musiche sue e della sua epoca.
La novità di più grande rilievo in questo momento è il ritrovamento di quattro manoscritti autografi di Gaspare Spontini ritrovati in Belgio nella biblioteca del castello d’Ursel in Hingene, relativi a partiture ritenute scomparse.
Il prof. Jan Dewilde , direttore della biblioteca di Anversa, presente in sala, ha illustrato (gentilmente tradotto da De Vivo), l’eccezionalità di tale ritrovamento. Si tratta di tre opere e una cantata. La prima, il melodramma buffo Il quadro parlante del 1800, la seconda Il geloso e l’audace, la terza la farsa giocosa Le metamorfosi di Pasquale del 1802 e infine la cantata L’eccelsa gara del 1806 per Parigi e dedicata a Napoleone e Giuseppina, dello stesso periodo della Vestale.
Si suppone che tali manoscritti siano stati portati nel castello nel quale è avvenuto il ritrovamento attraverso gli eredi di Celeste Erard, moglie di Spontini e che Sabine Franquet, moglie del duca Roberto d’Ursel (1873-1955), entrata in possesso delle partiture, le abbia portate al castello. Felice della collaborazione con la Fondazione, il prof. Dewilde si augura che al più presto, dopo l’incontro dei vertici dell’Associazione Pergolesi con i rappresentanti del Conservatorio reale di Anversa, si possa realizzare al più presto l’esecuzione delle opere ritrovate. Ce lo auguriamo anche noi, insieme a tutti gli amanti della musica e dell’opera di Pergolesi e Spontini. Dopo il fastival a Jesi si aprirà una stagione lirica interessantissima e intensa in collaborazione con l’opera di Ancona.

Giuseppina Giacomazzi